Lettera di un reduce ai disoccupati del futuro

Vengo da un anno lavorativamente complesso. A momenti drammatico, a momenti esaltante, ma di certo complesso. La dimostrazione di come essere nati negli anni ‘80 sia una condanna che non cade in prescrizione. A un certo punto di quest’anno ricordo di aver letto un post che mi ha alzato la pressione peggio di una doppia Redbull. Questo. Una tizia, una di quelle che inopinatamete prendono se stesse come modello, si schiera a favore dell’alternanza scuola lavoro elencando le ragioni per cui è formativo lavare i piatti gratis da McDonald’s. Sconsiglio la lettura ai deboli di cuore. La tizia, che ha lavato piatti a 4 pound l’ora, ritiene di aver imparato, tra le altre cose, l’umiltà. Il che è in contraddizione con il tono da maestra di vita e con i punti (14 e 15) in cui considera fare il lavapiatti sinonimo di “stare in basso”. Come se un lavoro fatto onestamente ci rendesse “più bassi” rispetto a qualcun altro. Dice di aver imparato il rispetto: immagino alluda al rispetto per i capi, non certo per i ragazzi a cui si rivolge o per i bassi lavapiatti. E poi l’ambizione: probabilmente quella di volersi trasformare da sfruttata a sfruttatrice.

Lavorare gratis, dunque, insegna a vivere.

Un tempo la vita dicevano si imparasse in famiglia. Poi in Chiesa. Poi a scuola. Oggi niente di tutto questo: oggi la vita ce la insegnano gli imprenditori. E’ di pochi giorni fa la lettera degli industriali cuneesi che consiglia ai ragazzi di non perdere tempo a studiare, se si vuole raggiungere il “benessere sociale”. Che non è la felicità, né ideali né emozioni, nemmeno una brillante conversazione: il benessere è “servire alle imprese”. Anche la tizia lo dice chiaro e tondo: quello che hai imparato a scuola non serve a un cazzo. E’ il lavoro che ti insegna, e pure in fretta. Agli industriali cuneesi ha già risposto magistralmente Francescomaria Tedesco sul Fatto Quotidiano. Io, nel mio piccolo, vorrei scrivere qualche pensiero ai ragazzi, quelli con la metà dei miei anni. Qualcosa che ho imparato passandoci in mezzo.

Car* ragazzin*,

innanzitutto vorrei dirti che quello che fa Fedez non è hip hop. Ma c’è dell’altro.

So che stanno cercando di farti credere che lavorare sia un privilegio di cui essere grati, e studiare sia uno spreco. E la cosa peggiore è che a ripeterti cose del genere sono anche persone della mia generazione, che ha subito di tutto proprio in nome di queste idee . Una forma di nonnismo esistenziale. Ebbene, non è vero.

Gli anni passano in fretta, le tue giornate sono le più preziose che vivrai, e se qualcuno vuole impegnartele per trarne profitto, il tuo lavoro lo deve acquistare. Ti fanno credere che sia già un regalo farti lavorare, perché dal lavoro si impara. Non certo il tuo mestiere, visto che vorresti fare il fisico e invece raschi pentole. Più che altro, dicono, si impara a vivere.

Ecco, sappi che i datori di lavoro non possono educarti alla vita, almeno non più di un amore finito male o di una birra a stomaco vuoto. Non ne hanno le capacità e non ne hanno titolo. Il loro ruolo è guadagnare e farti guadagnare, non sfruttarti con la scusa di spiegarti come va il mondo là fuori.  E’ un po’ come rubare per insegnare alla gente che in giro è pieno di ladri. Come un ristorante che ti serve porcherie surgelate per abituarti al fatto che altrove spesso si mangia male. Così, se sul lavoro ti umiliano o non ti pagano per insegnarti che ti capiterà sempre, tu incazzati: impareranno a loro volta che c’è in giro gente che si incazza.

Sentirai padroni dire che farti lavorare serve a te, per loro è solo un costo. In questo caso ringraziali, sono stati carini a prenderti così a cuore. Ma rifiuta.

C’è una sola cosa che può insegnarti a vivere: la vita. Che il più delle volte si svolge molto lontano dalla fotocopiatrice. Per fortuna la vita usa metodi didattici piuttosto avanzati: non ti darà solo lezioni a suon di mazzate. Può lusingarti, premiarti, sorprenderti, usarti dolcezza.

Ciononostante è probabile che farai lavori di merda, o belli ma pagati di merda, o di merda pagati di merda, o farai il lavoro dei tuoi sogni ma scoprirai che è di merda. Tu però non sarai snob: non esistono lavori umilianti, e viceversa sono tutti umilianti quando ti fanno sentire di poco valore, rimpiazzabile, scontato. Quando perdono di vista la distinzione tra il lavoro e la tua vita, che è la seguente: il lavoro ti paga.

La buona notizia è che potrebbe anche andarti meglio. Potresti non diventare un adulto mortificato che cerca di mortificare a sua volta. Potresti non diventare quel genere di persona che se la pagano 4 sterline l’ora per lavare i piatti conclude che il segreto della vita è lavarli per 13 ore al giorno, ringraziando per gli insegnamenti. Potresti creare qualcosa di nuovo, per esempio un mondo nuovo. Non è così impossibile, considerando che questo sta crollando.

Hai tra le mani uno strumento potente da cui partire: la scuola. La scuola non è lo specchio di una realtà già fatta (di merda), ma il punto di partenza per immaginarne una migliore. Nei primi decenni del Novecento, a Torino, c’erano in giro professori di liceo così bravi da diventare leggendari. Umberto Cosmo, ad esempio, e Augusto Monti. Si dice che non parlassero mai di attualità ai loro allievi. Mai una parola di politica contemporanea, mai niente su economia o lavoro. Solo Ovidio, Baudelaire, storia medievale, arte. Ma cercando sempre di trovarci la chiave per capire il presente e immaginare il futuro. C’era il fascismo, in quegli anni, e mentre il resto del paese chinava la testa sotto la propaganda, dalle loro classi di liceo uscivano Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Piero Gobetti, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Vittorio Foa, Giulio Einaudi e tanti di quei grandi che hanno poi combattuto il fascismo e hanno costruito il futuro.

Qualcuno oggi direbbe che quelle lezioni erano “inutili”. Bene, anzi meglio. Non è inutile ciò che non serve, ma ciò che non sai ancora a cosa può servire. C’è un bel libro che parla di questo, si chiama Le due teste del tiranno di Marco Malvaldi. Racconta di idee matematiche che sembravano inutili e hanno cambiato il mondo. Per questo, ti prego: stay hungry, stay useless. Immagina, gioca, leggi fino all’alba, ascolta, osserva: più ti sembra inutile, più (ci) servirà.

E’ vero che la scuola non insegna a lavorare, e meno male. Quello che ti serve per fare il tuo lavoro, lo imparerai facendolo: ma nel frattempo dimenticherai quello che ti serve per fare tutti gli altri. A 40 anni c’è gente che sa trapiantare un cuore ma non fare un’equazione. Scegliere un mestiere, dopotutto, è come scegliere una strada: fai un sacco di passi avanti ma nel frattempo ti allontani dal punto di partenza, e sarà sempre meno facile cambiare.

Tu hai un grande vantaggio rispetto a chi è più vecchio: la tua strada non è ancora segnata. E la scuola non ti aiuta a percorrerne una qualunque, ti aiuta a farti una mappa, più completa e dettagliata possibile, di quelle che potresti scegliere. Per capire dove è meglio andare, e perché no, per scoprire scorciatoie e vie mai percorse.

Non aver fretta di imparare (quanto è dura) la vita: impara a guardarti intorno, a soppesare, a perdere tempo, a percepire le profondità, a immaginare.

Vivrai nel mondo dei robot.

Dove non c’è bisogno di braccia forti, ma di grandi pensieri

 

Il grande storico Alessandro Barbero smonta la riforma della "Buona Scuola" e l'alternanza scuola-lavoro in meno di 5 minuti 🙂

Pubblicato da Matteo Brandi su Venerdì 15 dicembre 2017

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9 Commenti
  • elisa
    febbraio 3, 2018

    Scrivi sempre bene e soprattutto pensi sempre meglio. Grazie.

  • Alessio
    febbraio 3, 2018

    Vero. In questo caso sento e so che il miglior commento che posso fare è questo : VERO. Che vuole mettere una mano a bavaglio, fino a soffocarle, su tutte le falsità raccontate ai ragazzi, per trasformarli in carini subalterni, col grembiulino del felice lavapiatti che sognava di fare l’astrofisico.

  • Saretta
    febbraio 4, 2018

    Sicuramente fare lavori umili cambia il rapporto che hai con te stesso e con gli altri, perché mette in discussione quello che sei e quello che sei stato. Ed é altresì vero che questo non ti rende migliore degli altri, ma migliore di quello che eri prima.
    Ma fammi fare solo un appunto, poiché certi post scritti per accaparrare like altro che red bull… Se si parla di quanto e cosa il percorso scolastico e universitario ci hanno insegnato a noi generazione degli anni 80 bisognerebbe evitare di farsi raccomandare per lavori per cui non si ha la qualifica e occupare il ruolo che dovrebbe essere di qualche persona che magari poi davvero lava i piatti a 5 euro. Qui si tratta di onestà ed evitare di farsi figure.

    • corrado
      febbraio 4, 2018

      A parte il fatto che non riesco a inquadrare quali siano i lavori umili (quelli sottopagati? Quelli che non fanno curriculum? Quelli lontani dal tuo percorso?), hai sicuramente ragione a dire che l’esperienza ti fa crescere. Qualunque esperienza fa crescere e insegna molto sul mondo e sugli uomini, anche quelle brutte come essere internato in un lager o essere truffato. Questo non vuol dire che tu debba subire e ringraziare, né che un datore di lavoro sia autorizzato a umiliarti per ammaestrarti alla vita. Per il discorso delle raccomandazioni siamo d’accordo, anche se ho l’impressione che il problema non siano tanto gli studi quanto appunto le raccomandazioni!

      • Saretta
        febbraio 4, 2018

        Se vogliamo filosofeggiare sul concetto di lavoro umile facciamolo pure ma credo che sarebbe una perdita di tempo, l’elenco é abbastanza lungo. Purtroppo faccio parte di quella cerchia di persone che ha fatto lavori sottopagati, che non fanno curriculum e lontano dal mio percorso e conoscono tali che hanno lavorato nel mio settore senza essere qualificati…
        Sul fatto che tutte le esperienze facciano crescere non sono molto d’accordo, ma é la mia opinione. Alcune ti fanno crescere, altre sono del tutto inutili, altre ancora come quelle che citi tu dei lager sono impensabili e poco possibili soprattutto nella parte di mondo in cui abbiamo la fortuna di vivere…Dal suono delle tue parole non credo che tu abbia mai dovuto (fortunatamente) dover scendere a compromessi lavorativi, poi magari sbaglio. Beato te..
        Infine sulla raccomandazione… il problema ti si porrà di fronte quando non potrai accedere ad un lavoro perché qualcuno di NON qualificato é stato raccomandato…vedrai come capirai il concetto che sta alla base del mio pensiero. E anche come gli zebedei inizieranno a girarti.

        • corrado
          febbraio 5, 2018

          Ho fatto lavori da sogno o in ruoli dirigenziali che mi hanno lasciato profondamente umiliato, a fianco di persone che è generoso definire vermi; ho fatto lavori sulla carta umili dove sono stato accolto e rispettato, a fianco di persone che meritano e hanno la mia più alta stima. Per questo non faccio il filosofo quando dico che non riesco proprio a individuare la categoria di “umile”. Sul discorso delle raccomandazioni in linea di massima sono d’accordo con te, e d’altronde non ho capito quale parte dell’articolo parlasse di questo. Certo, giudicare inadeguati gli altri e adeguati se stessi è rischioso, e ho l’impressione che non sia solo una questione di qualifiche: c’è la fortuna, gli investimenti fatti, i contatti, l’esperienza, l’intelligenza, il carattere, la visione, tutte cose che è difficile valutare in se stessi, figuriamoci negli altri. E a proposito di giudicare il prossimo da una qualifica o peggio ancora dal “suono delle parole”, l’uscita sul fatto che io non abbia dovuto scendere a compromessi lavorativi è una stronzata di tale enormità che non saprei da dove cominciare a rispondere. Chi mi conosce sa, chi non sa non si dovrebbe permettere…

          • Saretta
            febbraio 8, 2018

            Credo proprio ru non abbia capito il senso del messaggio. Buon proseguimento. Ciao Corrado!

  • Patrizia
    febbraio 4, 2018

    Una lettera che scalda il cuore a quanti credono ancora nel valore della Scuola e dell’Istruzione. Grazie Corrado, giovane amico !
    Da una prof. Neo pensionata che per 40 anni nella Scuola ha sempre creduto e lavorato sodo.

    • corrado
      febbraio 5, 2018

      Cara Patrizia, grazie di questo bel commento, che ha un valore particolare perché fatto da una persona che la scuola la conosce bene. Mi illudo che ci siano ancora moltissime persone (tra cui molti studenti) che riconoscono il valore del vostro difficilissimo lavoro per la salvezza della civiltà.
      E proprio perché è un duro lavoro, e proprio perché sono figlio di due insegnanti, ho un’idea di quanto possa essere importante il traguardo della pensione. Dunque, congratulazioni!!!

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